L’acquisizione di diverse attività del gruppo Mimran per più di 300 milioni di euro ha segnato l’arrivo del gruppo americano Seaborard Corporation in Senegal e in Costa d’Avorio. L’impresa intende perseguire un modello strategico strettamente verticale, allo scopo di diventare leader di mercato a breve. La società è riuscita ad acquisire numerose aziende appartenenti al gruppo Mimran versando in totale da 317,6 milioni d’euro. Il gruppo si è conquistato in questo modo parte della storia industriale africana, ottenendo i Grands Moulins di Dakar e Abidjan, ovvero i due più grandi stabilimenti per la macinazione e la lavorazione del grano della regione. Seaboard Corporation che nel 2016 registrava un giro d’affari di 4,53 miliardi di euro, era già leader nella macinazione dei cereali nella parte anglofona dell’Africa. Tuttavia l’operazione ha permesso alla holding di assumere una posizione strategica maggiore in tutto il continente. I due Grands Moulins hanno una capacità produttiva di 650 000 tonnellate di farina alimentare e 110 000 tonnellate di mangime destinato agli allevamenti. Per un’impresa come Seaboard, l’acquisizione di Mimran rappresenta il raggiungimento di un vantaggio competitivo superiore alla capacità produttiva dei due stabilimenti, che coprono appena il 10-15 % dell’offerta della multinazionale.

L’imprenditore Jean-Claude Mimran era riuscito a rendere i mulini creati dal padre i leader del mercato senegalese e ivoriano, raggiungendo una quota del 40%. Le aziende hanno avuto un calo dei profitti negli ultimi anni, ma nonostante questo possono sempre contare su una clientela fidelizzata. Finora i due stabilimenti sono riusciti ad abbattere i costi di stoccaggio e trasporto, grazie alla loro vicinanza ai porti commerciali e a una serie di convenzioni con cui hanno ottenuto tempi di stoccaggio ai terminal inferiori alla media.

Secondo gli specialisti del settore il valore delle aziende è compreso tra i 40 e i 50 milioni di euro. Il valore delle due attività è rappresentato dalla loro forza competitiva e dalla quota di mercato, tanto da renderle simili a una piccola oligarchia. L’operazione è stata monitorata dalla multinazionale americana Borisniak Corp., specializzata nel mercato delle materie agricole e la società di trasporto monegasca Sometra. Non è ancora chiaro perchè Seaboard abbia deciso di sborsare tanto, anche se ha sfruttato l’operazione come avvertimento alla concorrenza. La multinazionale infatti, ha finalmente ribaltato la situazione di mercato, a seguito di un periodo di stagnazione in cui ci fu la vendita di diversi stabilimenti per la macinazione in Togo, Angola, Nigeria e Ghana. Nel 2015 Seaboard acquisì una quota del 12% di Zalar Holding, leader del mercato avicolo marocchino. L’allevamento è un settore strategico per la multinazionale, che può permettersi in questo modo di utilizzare gli scarti della lavorazione del grano come alimento per gli animali, al fine di ridurre i costi di produzione.

Seaboard deciso di acquisire le attività di Mimran, aspettando il fallimento del tentativo di Forafrique, dimostrando ancora una volta la sua indole opportunistica. In passato infatti, Seaboard approfittava di acquistare le imprese in difficoltà finanziaria in Ghana, Congo e Nigeria, per trarne delle risorse da investire nella costruzione di nuovi stabilimenti.

A oggi, Seaboard non può esser definita come una piccola cooperativa del Midwest. Il gruppo è quotato dal 1959 alla Borsa di New York, è presente in tutti e cinque i continenti e opera in quarantacinque Paesi. È il secondo allevatore di suini e il primo di tacchini nel mercato statunitense. Ha una flotta marittima di 30 navi, che muovono  60 000 container refrigerati in America, Europa e Africa per 365 giorni all’anno. Il suo primo investimento in Africa è avvenuto nel 1968 con la costruzione di un mulino a Freetown. Sono poi seguite tre fasi di espansione: negli anni ‘70 in Sierra Leone, Nigeria e Liberia, negli anni ‘90 in Zaïre, Congo, Sudafrica, Mozambico e Zambia e di recente in Ghana e Gambia. Nel continente l’azienda può contare sulla flessibilità gestionale delle diverse filiali, che possono essere organizzate rendendo indipendente la filiera suina da quella dei cereali.

Alla domanda riguardante il futuro dei due stabilimenti ha risposto Oliver Lemercier, direttore di produzione tra il 2014 e il 2016 dell’impresa congolese di panificazione Sadia, filiale di Seaboard. Il direttore ha confessato le difficoltà esistenti nel rapporto tra holding statunitense e filiali africane, tuttavia ha evidenziato la libertà di gestione e la disponibilità finanziaria concessa a quest’ultime per migliorare le performance produttive. Ha poi portato l’esempio dell’impresa di Kinshasa in cui si raggiunse una capacità produttiva di un milione di pezzi al giorno grazie al miglioramento tecnologico dei macchinari per la produzione. Anche in questo caso, l’azienda renderà più efficienti gli stabilimenti produttivi, al fine di ridurre i costi e abbassare i prezzi, sostenendo così la pressione fiscale imposta dalle tariffe doganali. Solo in questo modo potrà iniziare a controllare le proprie politiche di pricing, attualmente influenzate dall’intervento fiscale di Costa d’Avorio e Senegal, di cui secondo la direzione statunitense, è necessario un lento e non facile processo di comprensione e integrazione amministrativa.

 

Fonte: Jeune Afrique

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